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00:02:28 Bene, come si diceva nei titoli di copertina, a Bari si cerca di fare presto per l'approvazione di nuove norme a tutela della salute, dell'ambiente e del territorio (norme che portano la firma del consigliere tarantino Alfredo Cervellera), il tutto perché si vuole evitare un provvedimento estremo della magistratura nei confronti del siderurgico, il servizio.
Sulla legge che porta la firma del Consigliere regionale di SeL Alfredo Cervellera si era consumato lo scontro tra Regione Puglia e Confindustria.
Pomo della discordia le misure restrittive che la norma imporrebbe sulla base del criterio di valutazione del danno sanitario.
Ora proprio quella proposta potrebbe scongiurare il peggio.
Parliamo di ambiente e dei passi che la politica sta compiendo per evitare che la magistratura tarantina possa emanare un provvedimento di sequestro nei confronti dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva.
La soluzione, cui molti stanno pensando a Bari, è quella di fornire uno strumento alle istituzioni regionali affinché possano da sole imporre l'abbassamento dei livelli di inquinamento che pesano sulla città di Taranto e il suo hinterland.
La legge sulle diossine fu il primo passo, la legge Cervellera potrebbe essere il secondo.
Già domani è prevista, infatti, la riunione della Commissione ambiente (presieduta tra l'altro un Consigliere ionico, Donato Pentassuglia) per approntare il testo destinato ad essere votato in aula martedì 17.
Tempi serrati, insomma, per arrivare al vertice con il ministro Clini, in programma per mercoledì (vertice in cui si discuterà della revisione dell'AIA concessa al siderurgico), con una freccia ulteriore nella faretra.
Si spera quindi che, di fronte a queste due scadenze (approvazione delle norme a tutela della salute, dell'ambiente e del territorio e vertice ministeriale) la magistratura si senta in dovere di imprimere una frenata al percorso giudiziario, magari cancellando un eventuale sequestro dell'area a caldo dall'orizzonte più prossimo.
Tornando alla legge va aggiunto che a valutare il danno sanitario potenziale sarebbero Arpa, Ares e ASL.
L'azienda dovrebbe adempiere alle prescrizioni regionali circa l'abbassamento delle emissioni inquinanti entro 12 mesi, pena la fermata dei reparti produttivi.
Un provvedimento, questo, che dovrebbe viaggiare accanto al riconoscimento del danno ambientale per Taranto, derivato da anni di gestione pubblica dell'impianto.
Sul tavolo ministeriale ci sarebbero 300 milioni di euro, 200 a carico dello Stato e 100 rivenienti dai fondi FAS che la Regione Puglia metterebbe a disposizione del risanamento.
Una partita complessa, dunque, della quale restano spettatori trepidanti i dipendenti, sempre più allarmanti dal clima di incertezza...