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00:02:14 Vertenza ITN sul tavolo regionale.
Si tenta una mediazione per salvare 131 posti di lavoro.
Massafra della CGIL dice: questa è l'ultima occasione per l'azienda di dimostrare le vere intenzioni nei confronti dei suoi operai.
Sono passate tre settimane da quando 131 operai dell'industria di confezioni Nardelli hanno ricevuto le comunicazioni che l'azienda ha avviato per ognuno di loro le procedure di mobilità.
Il primo maggio i lavoratori con la Filcams CGIL sono scesi in piazza per denunciare ai candidati sindaci le loro preoccupazioni e ora sarà la Regione a tentare una mediazione.
Aperto a Bari, infatti, un tavolo tra i rappresentanti e l'azienda con le istituzioni per verificare se ci sono i margini per evitare la chiusura della fabbrica che per oltre mezzo secolo ha prodotto capi di qualità immessi sul mercato con il marchio dell'azienda della famiglia Nardelli l'ITN.
Per Nardelli è l'ultima occasione per dimostrare le sue vere intenzioni dice Giuseppe Massafra, segretario provinciale Filcams CGIL, che ha invitato all'incontro anche tre consiglieri regionali di Martina Gianfranco Chiarelli, Donato Pentassuglia e Francesco Laddomada e anche l'onorevole Ludovico Vico chiamati a sostenere le ragioni dei 131 operai e impiegati che temono la scelta di abbandonare la produzione da parte di Nardelli per dedicarsi solo alla commercializzazione del prodotto.
Speriamo che rinunci perché la mobilità è l'anticamera del licenziamento precisa il sindacato.
È una soluzione buona solo a breve termine ma non garantirebbe quella necessaria virata verso l'innovazione e la ricerca di cui il settore manifatturiero avrebbe bisogno per competere a livello mondiale.
Sono tutti convinti, infatti, che la qualità del prodotto che viene confezionato a Martina Franca e viene commercializzato non solo sui mercati nazionali non può essere sostituito con quelli con manodopera cinese o comunque extra europea perché rischia di non mantenere il mercato già ridotto nelle commesse.
Se può reggere la competitività del prezzo in questa fase così delicata della crisi loro temono che presto sia il prodotto stesso a non reggere rendendo ancora più grave la crisi per l'azienda e per l'intero settore dell'abbigliamento...